Lorenzo Mazzucchi
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Il manifesto della distribuzione

Come promuovere un progetto: il metodo a 7 domande per scegliere la distribuzione giusta

· Lorenzo Mazzucchi

Cosa intendo per distribuzione, perché negli ultimi mesi è diventato un pensiero fisso, e la regola che ne ho estratto.


Hai finito qualcosa di cui andavi fiero.
L'hai messo al mondo.
Ed è calato il silenzio. Nessuno l'ha notato, nessuno ne ha parlato, nessuno è tornato a cercarlo.

Se ti chiedo come farai arrivare quello che stai costruendo alle persone giuste, probabilmente hai già una risposta pronta.
Quasi certamente è questa: qualche post sui social, delle ads.

La risposta che ho avuto anche io per la maggior parte della mia vita.


C'è una scena che mi porto dietro da anni.

Sono in carrozzeria, tuta addosso, mani sporche di polvere di vernice.

In tasca il telefono vibra: il primo singolo della mia band è entrato in diverse playlist editoriali di Spotify e da lì a qualche mese raggiungerà il milione di riproduzioni.

E nello stesso identico periodo ero lì, a carteggiare l'auto di qualche sconosciuto.

Per un po' ho pensato fosse ironia. Sfortuna.
5 o 6 anni dopo però, contorcendomi il cervello per parecchio tempo, ho capito quale fosse il problema.

Avevo speso il 95% di tutto quello che avevo, tempo, energia, ossessione, a creare un prodotto che avesse davvero potenziale: le canzoni, i suoni perfettamente mixati, i video fatti con attrezzatura da cinema.
E avevo speso il 5%, sull'unica attività che trasforma una cosa in un mestiere: portarla davanti a chi l'avrebbe pagata, e tenermi io quella relazione.

Aspettavo di essere trovato.

I milioni di ascolti erano attenzione che avevo generato (grazie a un pubblico in prestito e un po' di fortuna) e mai raccolto: non un contatto, non un'email, nessun modo di richiamare quelle persone dopo. La relazione con chi mi ascoltava non era mia.

È successo più di una volta. Con la musica. Con i video (funzionava solo quando il pubblico l'aveva costruito qualcun altro).
All'inizio con Avvokit, e ora sto cercando di rompere il pattern.

Questo articolo esiste perché quel pattern si è ripetuto abbastanza volte da meritare di essere scritto una volta per tutte, per me e per chiunque si riconosca in questa situazione spacca cervello.


Quindi,
se vuoi provare a risolvere questo problema una volta per tutte
o a fare più chiarezza per il prossimo progetto che lancerai, questo fa per te.

Iniziamo.

1. Cos'è la distribuzione

Creare e distribuire sono due mestieri diversi.

Si può essere bravissimi nel primo senza aver mai toccato il secondo. Lo vedo continuamente. Il mestiere che manca produce solo silenzio:
la cosa esiste, è ben fatta, ma nessuno la incontra mai.

Mi è capitato spesso di sentirmi dire "ma come mai non siete famosi?", "questo video dovrebbe avere milioni di visualizzazioni". La qualità c'era, i feedback di conferma anche.
Il problema è che puoi anche essere Van Gogh, ma senza un piano di distribuzione coerente non arrivi da nessuna parte.

Per distribuzione intendo tutto ciò che porta quello che hai creato (una canzone, un prodotto, un servizio, un pezzo di scrittura) davanti alle persone che ne hanno bisogno o lo apprezzerebbero, e che mantiene viva quella relazione nel tempo. In altre parole, come farti conoscere e come trovare i primi clienti o i primi fan.
Ci rientra un annuncio a pagamento, ma anche una lista email, il passaparola, la presenza dove le persone giuste si trovano già, un articolo che risponde a una domanda che qualcuno sta cercando proprio in quel momento.

La distribuzione risponde a una domanda precisa: chi lo sta aspettando, come arrivo fino a lui, e cosa resta di quel contatto dopo.


2. Il nuovo step zero

Quella risposta, social più ads, è un riflesso travestito da strategia.

La maggior parte delle persone, io per primo, si ferma lì e passa dritta a creare: quale reel fare, quale post scrivere, se attivare le ads su Facebook o su Instagram.
Ci si infila in un loop di sola creazione, convinti di aver già risolto la distribuzione solo perché si sta producendo qualcosa.

Pochi si fermano a verificare se quella risposta è quella giusta per il caso specifico che hanno davanti.

Per risolvere questo problema, da oggi mi impongo questo:

Ogni volta che ho una nuova idea, prima di costruire qualsiasi cosa, ragiono su come farla arrivare alle persone.

Ti invito a fare lo stesso.

Questo ti risolverà anni di mal di testa, stress e soldi buttati.

Il resto di questa guida, le due famiglie di canali, il test per capire quale si adatta, gli errori già pagati, è il metodo con cui costruire quella risposta.


Mi segui?
Ora vediamo i due tipi principali di distribuzione.

3. Distribuzione affittata e posseduta

Ogni canale appartiene a una di due famiglie.

Distribuzione affittata. Paghi, i tuoi soldi guadagnati a fatica, per ottenere attenzione che non è tua: pubblicità, reach sui social, un canale altrui.
È veloce, si accende in un giorno.
Ma quando smetti di pagare torna a zero, e le regole (prezzo del click, algoritmo, policy del momento) le decide sempre chi possiede la piattaforma.

Distribuzione posseduta. Costruisci un rapporto diretto con le persone: una lista email, un passaparola nato da un prodotto che funziona davvero, un contenuto che vive sul tuo dominio e continua a portare persone anche mesi dopo averlo scritto.
È lenta, servono mesi o anni. Ma non si azzera: si accumula.

VoceAffittataPosseduta
EsempiPubblicità, reach social a pagamentoLista email, passaparola, contenuto proprio
Se smetti di investirciTorna a zeroResta
Chi decide le regoleLa piattaformaTu

Nessuna delle due è quella giusta in assoluto: il problema è sempre stato usare la distribuzione affittata come unico motore, senza costruire in parallelo quella posseduta.

Usata bene, l'affittata è una pompa: paghi per portare qualcuno dentro casa tua una volta, e da lì in avanti quella relazione resta tua, senza dover pagare di nuovo ogni volta che vuoi riparlarci.

Il mondo è pieno di cose straordinarie che non compra nessuno, e di cose mediocri che vendono benissimo.

La differenza purtroppo, quasi mai, è la qualità.


Ora ti starai chiedendo:
"Ok, ma come posso capire che tipo di distribuzione è adatta al mio progetto?"

Ho provato a buttare giù uno schema che ti può aiutare a trovare la risposta.
E se resterai a leggere fino alla fine credimi che ne varrà la pena.

4. Come scegliere il canale di distribuzione giusto: le 7 domande

Non tutti i progetti si prestano allo stesso tipo di distribuzione, e la maggior parte degli errori nasce dal provare a costruire il canale sbagliato per il bisogno sbagliato. Questo è lo strumento concreto per rispondere allo step zero: sette domande, da farsi prima di scegliere il canale di distribuzione.

#DomandaCosa decideEsempio
1Chi usa, chi sceglie, chi paga?A chi ti rivolgi davvero. Se sono persone diverse, le altre domande valgono per chi sceglieUn gioco educativo lo usa il bambino, ma lo sceglie e lo paga il genitore: è il genitore che devi raggiungere
2Quando nasce il bisogno, e quanto tempo passa prima della scelta?Se costruire un pubblico prima, arrivare in anticipo su un momento prevedibile, o farsi trovare nell'istante giustoIl tubo rotto dell'idraulico serve oggi. I 18 anni della scuola guida si vedono arrivare da lontano. La palestra torna ogni settimana
3La persona sa già di avere il problema, e lo cerca?Se basta farsi trovare, o se prima va mostrato che il problema (o la soluzione) esisteChi ha il tubo rotto cerca "idraulico urgente". Nessuno cercava un robot aspirapolvere prima di vederne uno
4Quanto vale chi paga, e quanti ne esistono?Quali canali puoi permetterti, e se puoi raggiungere le persone una per una o servono canali che scalanoUn'app da 3 euro non può permettersi una telefonata per cliente. Un macchinario da 200.000 euro con 300 acquirenti possibili al mondo sì
5Dove si trova già questa persona, online o fisicamente, e di chi si fida prima di te?Dove andare: ricerca, community, marketplace, luogo fisico, oppure chi la incontra prima di teUna coppia che si sposa si fida della location e del wedding planner prima che di qualsiasi fotografo. Un ristorante ha la sua vetrina sulla strada
6Il bisogno si mostra o si nasconde? Il prodotto si mostra da solo?Se esposizione, testimonianze e passaparola pubblico possono funzionareLe scarpe da corsa si fotografano e si condividono. Un problema di debiti non si racconta a nessuno
7Cosa sai fare, cosa sei disposto a fare, che vincoli hai?Il filtro finale: scarta i canali incompatibili con teSe detesti stare davanti a una telecamera, YouTube resta il canale sbagliato per te, anche quando funziona per tutti gli altri

Le domande 1, 2, 3 e 5 indicano la direzione. La 4 e la 7 eliminano quello che non puoi permetterti o non puoi fare. La 6 apre o chiude tutto ciò che richiede di mostrarsi. Il risultato è sempre lo stesso: un canale principale su cui concentrarti, più un modo per trattenere chi arriva.

Se il progetto ha due lati (chi offre e chi cerca, come una piattaforma che mette in contatto baby-sitter e genitori), il test va fatto per ciascun lato, più una domanda: quale dei due serve prima perché arrivi anche l'altro?

Due esempi completi, messi a confronto:

VoceIdraulico di pronto interventoFotografo di matrimoni
1. Chi sceglieChi ha il guasto, e paga luiLa coppia
2. QuandoImprovviso, sceglie in pochi minutiMomento prevedibile, sceglie in mesi
3. Lo cerca giàSì, e con urgenzaSì, ma sceglie per gusto
4. Valore e numeroValore medio, tantissimi clienti in zonaValore alto, una volta sola, poche coppie per zona
5. Dove e di chi si fidaGoogle Maps, i viciniInstagram, Pinterest, location e wedding planner
6. Si mostra?Nessuno condivide un tubo riparatoÈ il mercato più esibito che esista
7. Cosa sa fareIl lavoro, con poco tempo liberoImmagini
Canale principaleEssere il primo su Google Maps, con molte recensioniPortfolio visivo, più accordi con location e wedding planner
Come trattieneIl suo numero salvato in rubrica dopo il primo interventoOgni coppia soddisfatta porta gli amici che si sposano dopo

Stesso metodo, due risposte opposte. Il canale giusto dipende sempre da quel bisogno, quella persona, quel creatore.


Ora proviamo ad applicare il metodo a un mio progetto passato, oggi in pausa. Vediamo dove ha funzionato e dove l'ho tradito.

5. Un caso reale: perché la distribuzione della mia band è fallita

All'epoca questi ragionamenti non li avevo ancora fatti. Pensavo bastasse postare e ogni tanto spingere qualche ads su Meta.

  1. Chi usa, chi sceglie, chi paga? Quasi sempre la stessa persona: chi ascolta è anche chi decide di seguirti, comprare un biglietto, un vinile.
  2. Quando nasce il bisogno? Mai in un momento preciso. Si costruisce ascoltando, tornando, seguendo negli anni.
  3. Lo cerca già? No. Una band sconosciuta non la cerca nessuno: va scoperta.
  4. Quanto vale, quanti sono? Un ascolto in streaming vale quasi zero. Il valore vero sta in poche persone che diventano fan veri: comprano, vengono ai concerti, ne parlano.
  5. Dove si trova, di chi si fida? Le piattaforme di streaming, ma soprattutto chi gliela consiglia: un amico, un altro artista, un curatore di playlist.
  6. Si mostra o si nasconde? La musica si mostra benissimo. Una canzone, un video, si condividono da soli.
  7. Cosa sapevamo fare, cosa eravamo disposti a fare? Fare musica e video curati fino all'ultimo dettaglio. Esporci come persone, molto meno.

Le risposte 4 e 5 dicono dove sta il valore vero: pochi fan che si fidano di te, non tanti ascolti generici. La risposta 7 dice che quella fiducia non eravamo disposti a costruirla. Il conflitto era già scritto lì, prima ancora di scegliere un canale.

Il test indicava comunque la famiglia giusta: distribuzione posseduta, costruita nel tempo, su un prodotto che si mostra da solo. L'abbiamo scelta. E l'abbiamo costruita ignorando quello che la domanda 7 ci aveva già detto.

Usavamo i social come una vetrina. Il prodotto in vetrina, e basta. Mai la parte più umana, quella che fa sentire a chi guarda di conoscerti davvero, non solo il tuo prodotto. È quella parte, non il prodotto, che trasforma chi ti ascolta per caso in qualcuno che torna, che si affeziona, che diventa un seguace vero e non solo un numero.

Il risultato: milioni di ascolti, e quasi nessuno di quegli ascoltatori è mai diventato un contatto, un'email, una persona che potevo richiamare. La famiglia di canale era quella giusta. Mancava la parte di noi disposta a costruirla per davvero.

Il test funziona solo se sei onesto sulla domanda 7. Io, quella volta, non lo sono stato.


6. Cosa funziona oggi

Da lì in poi, studiando come funziona oggi la distribuzione, ho trovato solo conferme.

La credibilità reale viene sempre prima della visibilità. Per anni è bastato esporsi per ottenere pubblico. Oggi vince chi ha esperienza vissuta e lavoro fatto davvero, raccontato dopo, mai prima. Vale anche dentro una community: serve tempo autentico prima di poter menzionare qualsiasi cosa si stia costruendo. L'ho saltato una volta, e ha fallito. Tutto quello che dici dopo sembra un tentativo di vendita travestito.

Una lista vale più dei follower, per lo stesso motivo per cui la vetrina della band non bastava. I social sono una piscina con la falla: entra pubblico nuovo, ma se ne perde in continuazione, perché l'algoritmo smette di mostrarti proprio quando ti serve di più. Una lista email o un tuo contenitore raggiunge sempre tutti quelli che ci sono dentro, e non serve che sia grande. Cento persone che si fidano e pagano valgono più di diecimila che scorrono distratte.

Il contenuto lungo sta tornando. Le persone sono stufe di vedere tutti i giorni post fatti con lo stampino dall'AI.
Newsletter, video lunghi, podcast: le persone li scelgono con intenzione, invece di scorrerli senza pensarci. E un'iniziativa concentrata, un evento, un pezzo scritto bene, un lancio preparato, ripetuta poche volte all'anno, rende più di un contenuto ogni giorno pubblicato per paura di sparire.


Quindi tornando a quella cosa di cui andavi fiero.
Quella che hai costruito dedicando tutto te stesso.
Quella su cui è calato il silenzio.

La qualità non c'entrava. Nessuno sapeva che esistesse, perché non avevi ancora deciso come farglielo sapere.

Io ho aspettato di essere trovato per anni: con la musica, con i video, con i primi tempi di Avvokit. Ci sto lavorando ancora adesso, mentre scrivo questo.

Tu non devi aspettare altrettanti anni per iniziare. Puoi iniziare dalla prossima cosa che crei, prima ancora di crearla.


Sei arrivato fino a qui. Un regalo te lo devo.

Ho costruito uno strumento gratuito che fa il lavoro delle 7 domande al posto tuo: rispondi, e ti dice da dove far arrivare le prime persone al tuo progetto, con esempi concreti e un primo passo per questa settimana.

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